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Omaggio ad Alfredo Gianolio

Mostra del: 27-04-2019 Ore: 16:30

Sentii la necessità di vedere che cosa c’era dietro i quadri dei naïf e mi misi in comunicazione diretta con quei pittori emarginati, ascoltando la loro voce. […] In seguito ho allargato la mia ricerca verso persone che non sono dei naïf emarginati ma persone normalissime.

Sono arrivato alla convinzione che tutti al fondo della loro coscienza sono naïf, perfino i direttori di banca; ma le persone normali hanno spesso questa naïveté sepolta sotto strati di stereotipi convenzionali, di luoghi comuni, di
vecchiumi di diversa tipologia che valgono nell’insieme come rete protettiva in ambito sociale.

Occorre un’opera di scavo per disseppellire l’originaria condizione umana, ma non è facile, a volte è impossibile. Sono anche convinto che le narrazioni orali, nel modo suaccennato, superino qualitativamente la creatività letteraria, rendendola superflua e di livello inferiore.

Il mio compito si è limitato ad essere quello di un fortunato erbaiolo che raccoglie le verdure che crescono in un orto. Rimane tuttavia la domanda sulla fantasia posta da Celati in “Conversazioni del vento velatore” (Quodlibet, 2011): “Come mai la vena fantastica e persino le inverosimiglianze di tanti autori possono però raccontarci qualcosa di vero?”


Alfredo Gianolio in Vite sbobinate e altre vite, Quodlibet, 2013







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